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Immagini silenziose

Le opere selezionate da Galimberti per MON sono immagini oniriche e rilassanti quanto la casa stessa, semplici e fragili quanto fragile è lo sguardo della fotografia. 

 

La collezione “Immagini Silenziose” rappresenta un diario di bordo, filtro di sensazioni ed emozioni visive scandite dal ritmo di scatti singoli, che lasciano un sapore lirico e re interpretativo della realtà. Le immagini nel loro dinamismo strutturano un dialogo fra il tempo della memoria ed il tempo declinato all’imperfetto, come sospeso tra sogno e desiderio. 

 

Attraverso gli scatti di Galimberti si percepisce un occhio che vuole bene al mondo, che accarezza tutte le etnie e tutte le religioni. Uno sguardo trasposto su pellicole sperimentali, anch’esse delicate, memoria di un dogma di cui dobbiamo essere consapevoli: la vita è effimera.


Molte delle fotografie selezionate sono state scattate a Parigi, città cara all’artista e suo unico vero laboratorio della visione fotografica dal 1997 ad oggi. Parigi ha per Galimberti un sapore dolce e amaro, è la città del tempo mai trascorso. Mai trascorso con suo padre. Un viaggio rimasto incompiuto dal 1977, anno della scomparsa improvvisa del padre Giorgio. Dalla perdita del padre nasce in lui un senso di vuoto ed il bisogno fisico di colmarlo. 

 

Svariate sono le ispirazioni che Galimberti trae dall’ambiente parigino: dalla scuola del Bauhaus ai movimenti d’avanguardia del Cubismo, del Dadaismo e del Futurismo con particolare attenzione al lavoro di Duchamp, Braque, Picasso, Breton e Jean Cocteau. Galimberti paragona la sua ossessione nella ricerca dello scatto come contenitore di stimoli sensoriali, a quella dell’inquadratura di Mario Schifano ed dei suoi assemblaggi oggettistici; ai readymade dadaisti di Duchamp; al gioco di contrasto tra luci ed ombre delle opere di Man Ray.

Maurizio Galimberti

Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956. Si trasferisce stabilmente a Milano negli anni novanta. Si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera ad obbiettivo rotante Widelux e dal 1983 focalizza il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla Polaroid. Nel 1985 la svolta. Galimberti incontra Alan Fidler, ingegnere dell’azienda Polaroid, che gli mostra il Collector, un accessorio della famosa fotocamera sino ad allora utilizzato per duplicare foto e catalogare piccoli oggetti. E’ stato il primo al mondo a realizzare ritratti reinventando, con questo strumento, la particolare tecnica del “Mosaico Fotografico”. Il primo esperimento risale al 1989 quando ritrae suo figlio Giorgio. Seguiranno i ritratti realizzati tra gli altri, allo stilista Michele Trussardi, all’étoile Carla Fracci e all’artista Mimmo Rotella. Evidente risulta il richiamo al foto dinamismo dei fratelli Arturo e Carlo Ludovico Bragaglia e la ricerca del ritmo e del movimento. Numerosi divengono i ritratti eseguiti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura. Con popolarità e successo assicurati, diviene il ritrattista ufficiale per diverse edizioni del Festival del Cinema di Venezia. Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del 2003, viene scelto come copertina del “Times Magazine” di settembre. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa testimonial ufficiale realizzando il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995. Viene nominato “Instant Artist” ed è ideatore della “Polaroid Collection Italiana”. Nel 1992 ottiene il prestigioso “Gran Prix Kodak Pubblicità Italia”. Nel 1999 la rivista italiana “Class” lo posiziona in cima alle classifiche di merito come fotografo-ritrattista italiano. Il “Mosaico” diviene ben presto la tecnica per ritrarre non solo volti, ma anche paesaggi, architetture e città. Con equilibrio Galimberti alterna l’emozione per la composizione – dove si fa più manifesta la ricerca del ritmo di cui i Mosaici ne costituiscono un esempio – ad una propensione verso il particolare, verso la scena intima da riprendere e immortalare, la cui resa è rappresentata da un unico scatto nella singola polaroid. I suoi lavori sul paesaggio, sulle città e sullo spazio che caratterizza questi soggetti, alternano queste due differenti modalità di raccontare una stessa realtà. Tra il 1997 e il 1999 realizza due importanti lavori per le città di Parigi e Lisbona. Da qui ha inizio la riflessione sull’importanza di riuscire a raccontare la storia, la musica, il vissuto di un luogo attraverso le immagini. Nel 2003 dedica il suo lavoro alla realizzazione del volume “Viaggio in Italia”, un racconto del nostro paese attraverso le Polaroid Singole. Nel 2006 si reca per la prima volta a New York e comincia la sua ricerca sulla luce, sull’energia ispirata da questa nuova città che per l’artista diviene la rappresentazione ideale del mondo contemporaneo. Sempre nel 2006 per Kerakoll Design realizza il volume New York Matericomovimentosa. Nell’ottobre 2009 partecipa come testimonial alle fiere di fotografia di Hong Kong e di Las Vegas, realizzando portait performance con Lady Gaga e Robert De Niro. Nel 2013 presenta a Venezia il progetto Paesaggio Italia. La mostra, divenuta un progetto itinerante, viene esposta in varie sedi italiane ed infine a New York. In occasione di EXPO 2015 presenta la pubblicazione Milano by Maurizio Galimberti e la mostra Metamorfosi. La città che sale. Nel corso della sua carriera hanno scritto per lui numerosi critici e personaggi della cultura contemporanea, tra cui Nicola Piovani e Dario Fo. Maurizio Galimberti, come un esploratore, arriva per gradi all’invenzione di una tecnica che renderà eccezionale il suo linguaggio. La macchina Polaroid diviene il prolungamento del suo sguardo, lo strumento che più di altri gli consente di ridurre le distanze con il soggetto ripreso e di poterne cogliere, nelle reali proporzioni, gli impercettibili particolari, in una moltitudine di scatti riportati nell’opera unica.

“A volte il ritmo silenzioso dei miei ritratti pone i soggetti a farsi una domanda: «Maurizio, dove guardo, cosa faccio?» Io non rispondo e scatto senza perdere un secondo…in cinque minuti lo shoot è finito…nell’ordine perfetto…pronto per essere montato…senza aggiungere nulla”.

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