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Mondo Contadino

“A volte capita di appassionarsi a qualcosa senza conoscerne l’utilità, senza un vero scopo, mossi semplicemente da genuino piacere e passione. Passano gli anni e la vita ti svela il valore di ciò che in gioventù hai fatto inconsciamente.” Sono le parole di Bruno Murialdo in riferimento alle fotografie scattate in Alta Langa nella decade degli anni ‘70, foto che ritraggono un mondo contadino che in brevissimo tempo è stato spazzato via e di cui non esistono ormai che fotografie. Nella sua lunga e prospera carriera di fotografo, tra i tanti reportage che ha realizzato intorno al mondo, particolarmente importanti sono i lavori che ritraggono le terre che lo hanno visto crescere, specialmente le immagini della “Langa”, di quel mondo che venne dopo la “Malora” di Fenoglio e di scrittori come Davide Lajolo, Gina Lagorio e Giovanni Arpino. Con la fotografia Murialdo racconta i personaggi e i luoghi dove il padre visse gli ultimi dieci anni della sua vita, i pascoli dell’alta Langa e le vigne della bassa, documentando il fermento che la povertà e la ricchezza emanavano nella speranza di fermare il tempo. “Una porta aperta su un rinascimento che sentivo arrivare. Le mie fotografie sono oggi una parte importante, una testimonianza visiva di quel tempo, sono istanti di vita fermi agli anni dell’attesa.” Per MON abbiamo selezionato con Bruno una serie di foto inedite tratte dal suo archivio ricco di tante soprese che ancora ci attendono e dove tutto ha un valore preciso: quello che si trova solo qui, in Langa, e non altrove. Abbiamo scelto alcune delle immagini per noi più rappresentative dei canoni del mondo contadino, immagini della campagna come scoperta… i volti, la vigna, gli animali, le abitazioni, i mercati…e poi le trattorie dove ci si trovava la sera e si passava la notte a bere e a cantare, in un tempo in cui si parlava molto e si cantava per delle ore, in cui c’era un divertimento e un godere che non esiste più. Il lavoro di Murialdo è una scuola di significati, valori, pienezza di vita, attenzione a dettagli oggi dimenticati. Come la luna che non siamo più capaci a guardare, o il rumore del vento e di una foglia che cade, simboli un tempo ricchi di significato e di cui oggi tristemente non importa più nulla a nessuno.

Bruno Murialdo

Nel 1966 inizia l’attività di fotografo ad Alba nello studio di Pietro Agnelli, già allievo dei fratelli Alinari. Quattro anni dopo intraprende l’attività di fotoreporter raccontando l’America Latina, l’America Centrale, la Russia ed i paesi dell’Est. L’aver vissuto l’infanzia in Cile lo aiuta molto per il forte legame e la padronanza della lingua. Collabora con lo scrittore Danilo Manera Jos Mejides nel raccontare la vita a Cuba negli anni ’70 ’80 ’90. Diversi suoi reportage vengono pubblicati su riviste nazionali e internazionali come Epoca, Linea d’Ombra, Oggi. I suoi lavori sono apparsi su molti quotidiani tra cui La Stampa, La Repubblica e il Corriere della sera. Collabora con Sandro Bolchi e la sua intervision alla realizzazione di diversi sceneggiati televisivi tra i quali “La Paga del Sabato” di Beppe Fenoglio. Recente la collaborazione con Max Chicco alla realizzazione del film “Sadam” con Joseph Tito. Si è cimentato in racconti fotografici dedicati alla letteratura tra i quali “Tartarino sulle Alpi” ed i racconti di Cerkaski di Giordan Radickov pubblicati sulla celebre rivista “Infinito”. Tantissimi sono i libri fotografici pubblicati. Collabora con l’Alba USA Music Festival con cui realizza diverse mostre dedicate alla musica e ai suoi protagonisti, le quali vengono poi riproposte negli Stati Uniti, in Giappone e in siti e gallerie private. Attualmente, nel suo studio sito in Alba insieme alla sua assistente Silva Muratore, collabora con “Stampa”, “Repubblica” e tantissime testate nazionali e internazionali raccontando la sua terra e il suo territorio.

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